domenica 5 giugno 2016

“Satana ci salverà” (ma stiamo parlando di un missile nucleare)

“Satana ci salverà” sembra una frase di qualcuno che ha deciso di vendere l’anima al demonio, ma in realtà è un curioso progetto di alcuni scienziati russi. E il Satana in questione non è il signore delle tenebre, ma un modello di missile nucleare intercontinentale sviluppato dall’Unione Sovietica negli anni ‘60.
Dopo l’incidente sui monti Urali, le autorità russe prendono molto sul serio il rischio di incidenti causati da meteoriti. E se i danni causati a Chelyabinsk sono stati prodotti soprattutto dal boom sonico dei frammenti, ci sono meteoriti che potrebbero impattare con la Terra che hanno diametri anche di 15 metri, che potrebbero toccare il suolo ed avere effetti devastanti. Ma un oggetto di quelle dimensioni rischia di essere visto solo a poche ore (se non minuti) dall’impatto.

È qui che entra in gioco Satan. Realizzato in piena guerra fredda, era pensato per dare una risposta immediata e devastante ad un possibile attacco nucleare degli USA. La differenza rispetto ai missili moderni sta soprattutto nel fatto che i Satan sono in grado di essere pronti al lancio in qualunque momento: mentre i missili attuali sono riforniti di carburante solo appena prima del lancio (un’operazione che richiede ore, e talvolta giorni), i Satan usano un carburante diverso, che consente di rifornirli con largo anticipo ed essere pronti al lancio anche per dieci o venti anni.
Gli scienziati dunque suggeriscono di rimodernare i vecchi missili nucleari, dotandoli di un terzo stadio aggiuntivo che permetta loro di percorre distanze ancora maggiori, in modo da poter colpire gli asteroidi quando sono ancora a cinque o sei ore dall’impatto con la Terra, riducendo il rischio di danni.

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